Il rigetto del Referendum di Renzi

Sottotitolo: 
Il massiccio No all referendum costiruziobale riflette il rifiuto della poltica di Reanzi, e un nuova testiminanza delle scelte anti-establishment nell'Unione europea.

I sondaggi effettuati prima del referendum sulla riforma costituzionale in Italia indicavano una leggera prevalenza dei contrari. Questa volta, a differenza del referendum sulla Brexit, i sondaggi non sono stati formalmente smentiti, ma di fatto non hanno saputo cogliere la valanga che ha seppellito le proposte di Renzi: 59,95% di contrari (NO), 40,05% di favorevoli (SI). Anche la percentuale dell’affluenza al voto (68,48%) è stata nettamente più alta di quanto previsto dai sondaggisti.

Sembra che il 68% degli elettori hanno dichiarato di aver votato sul governo ed il suo leader, mentre il 32% di aver votato sul contenuto della riforma costituzionale proposta, cioè sul quesito referendario. Le percentuali sembrano realistiche, e confermano, come sottolineato dagli articoli di Lettieri, che da vari anni nei paesi europei i governi in carica vengono battuti alle elezioni. Vi sono notevoli somiglianze tra Renzi e Cameron. 

Se osserviamo la distribuzione dei voti tra SI e NO nelle Regioni italiane, possiamo notare che il reddito pro-capite e il tasso di disoccupazione fittano molto bene i risultati. Nelle Regioni del Nord i voti del SI sono stati più alti della media, e si nota che nelle città capoluogo le percentuali sono sempre un po’ più alte. Il fenomeno si ferma però a Roma; proprio nella capitale il SI ha prevalso nei quartieri centrali, più ricchi, mentre nel resto della città ha dominato nettamente il NO. Si tratta dello stesso fenomeno che si era verificato nelle elezioni comunali di primavera, che hanno portato al governo del Comune di Roma il Movimento 5 Stelle (M5S).

In tutte le Regioni del Sud le percentuali non indicano differenza significative tra Regione e capoluogo, in quanto né il reddito pro-capite né il tasso di disoccupazione creano una differenza.

                                             I voti per il SI

Regioni                               %                                Capoluogo             %

Valle d’Aosta                    43.3                        Aosta                       45,4
Piemonte                         43,5                         Torino                     46,4
Lombardia                       44,5                         Milano                     51,1
Provincia di Trento*         45,7                         Trento                     49,0
Provincia. di Bolzano*     68,5                         Bolzano                   63,7
Friuli                                39,0                          Trieste                     36,5
Veneto                            38,1                          Venezia                   40,9
Emilia-Romagna             50,4                           Bologna                  52,2
Toscana                          52,5                           Firenze                   56,3
Marche                            44,9                            Ancona                  46,5
Umbria                             48,8                            Perugia                 51,0
Lazio                                36,7                            Roma                    40,6
Abruzzo                            35,6                             L’Aquila               35,5
Molise                              39,2                            Campobasso         39,4
Campania                        31,5                            Napoli                    31,7
Puglia                               32,8                            Bari                       31,7
Basilicata                         34,1                             Potenza                33,1
Calabria                           33,0                             Catanzaro            30,3
Sicilia                               28,4                            Palermo                 27,7
Sardegna                         27,8                            Cagliari                 30,3
*La Regione Trentino–Alto Adige va considerata nelle due componenti delle provincie autonome.

Vi sono due eccezioni al nord: a Trieste e Bolzano le percentuali sono più basse che nella Regione o Provincia. Ma se prendiamo la città più popolosa del Friuli, Udine, vediamo che la percentuale del SI è 44,9, nettamente più alta. La provincia di Bolzano è un caso particolare, perché a Bolzano città la presenza di residenti di lingua italiana è nettamente più alta che nella provincia, dove è quasi nulla. Che la divisione sia di tipo linguistico lo conferma il fatto che nella provincia di Trento ha vinto il NO. La plausibile interpretazione è che l’elettorato di lingua tedesca è stato attento a quella norma della proposta costituzionale che dava alle Regioni a statuto speciale un diritto di veto per tutte le modifiche che le riguardassero. 

Le Pen, Farage ed altri leader populisti hanno salutato la vittoria del NO come un’altra battaglia vinto contro l’Europa. Ora è certamente vero che la Lega Nord e Fratelli d’Italia (una piccola formazione neo-fascista) sono movimenti xenofobi e anti-europei, ma il M5S, la principale forza che ha spinto per il NO, mentre è contraria all’euro, non ha una posizione esplicitamente anti-europea. Così come sui temi dei migranti, profughi ed extra-comunitari in genere il M5S è totalmente silente, perché è conscio che i suoi elettori sono molto divisi.

Peraltro l’interesse del Partito Democratico e di Forza Italia (Berlusconi) converge nel cercare di elaborare una legge elettorale che impedisca al M5S di prevalere alle elezioni. Paradossalmente proprio la caduta delle proposte di riforma costituzionale rende inapplicabile il sistema elettorale vigente (c.d. Italicum, previsto per la sola Camera dei Deputati) che rappresentava l’altra gamba della riforma costituzionale. Quel sistema, prevedendo un ballottaggio tra i primi due partiti, avrebbe consentito al M5S di ottenere la maggioranza alla Camera.

Ora il tema è quello di uniformare i sistemi elettorali di Camera e Senato, e su questo aspetto dell’omogeneità ha insistito in particolare Berlusconi. Tenendo presente che la Costituzione, riconfermata dal voto favorevole di quasi venti milioni di italiani, specifica che i senatori sono eletti su base regionale, sottolineare l’uniformità significa in sostanza puntare su un sistema elettorale di tipo proporzionale.

Con probabilità l’Italia si unirà a Francia e Germania che nel 2017 andranno alle elezioni politiche. In Germania il principale dubbio è su quanti voti prenderà Alternative fur Deutschland, la formazione xenofoba ed anti-euro. Ma l’esito quasi sicuro sarà una grande coalizione; invece molto più incerto è il risultato delle elezioni francesi. Al ballottaggio dovrebbero andare Le Pen e Fillon, e non è per nulla scontato che l’elettorato di sinistra debba votare per un candidato super-liberista di destra, ammiratore della Thatcher. Non è detto quindi che si ripeta quello che successe nel ballottaggio tra Chirac e Le Pen padre nel 2002.

A Mario Draghi potrebbe accadere di dover assistere alla fine non solo dell’euro ma delle stessa UE, prima della scadenza del suo mandato. Per chi si dichiarato pronto a “whatever it takes”, sarebbe una conclusione molto amara; il colpevole è però facilmente identificabile: non è Marine LePen, ma Angela Merkel.   

Ruggero Paladini

Economist - Professor of "Scienza delle Finanze" at University "La Sapienza" Roma; Member of the Economic Board of Insight - ruggero.paladini@uniroma1.it

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